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Avete voglia di aiutarmi a salvare il pianeta?

venerdì, aprile 26th, 2013

 

salvare terra

Lungi da me voler fare una proposta così pretenziosa,
ma insieme forse potremo fare qualcosa per risolvere il problema della fame nel mondo.

Tutti noi abbiamo buoni propositi ma siamo anche consapevoli delle conseguenze causate dai cambiamenti climatici.

Siamo sensibili ai richiami delle giornate e agli eventi dedicati alla Terra come l’Earth Day, ecc.

Naturalmente non è facile di occuparsi di noi stessi,
della nostra famiglia, del nostro lavoro, della crisi,
del nostro paese in difficoltà e dell’ambiente…

Molti sono convinti che i problemi sono così grandi
che non sia possibile risolverli
e che soltanto gli specialisti di organizzazioni mondiali come la Fao
o di organizzazioni non governative siano in grado di intervenire per fare qualcosa di concreto.

Madre Teresa ha detto: quello che faccio è soltanto una goccia nel mare, ma se questa goccia non ci fosse, mancherebbe…

Allora perchè non proviamo anche noi a mettere insieme la nostra goccia d’acqua?


E se vi proponessi una buona azione che fa bene alla vostra salute e non vi costa niente?

Ho conosciuto una donna che lavora in Belgio
in una organizzazione non governativa
e un’altra donna francese, Sylviane Jung, che ha un blog in Portogallo (SOS Stress).
Grazie a loro ho scoperto l’esistenza di un progetto che si chiama “Salvate delle famiglie intere dalla fame senza sborsare un centesimo”.

È un progetto nato dalla collaborazione di Martine Daubreme e di un professore universitario, Van Cotthem.


Qual è questo progetto miracoloso?

Non c’è bisogno di comprare niente, di mandare soldi,
di iscriversi, ma soltanto di conservare i semi e i noccioli della frutta e della verdura che mangiate per poterli riutilizzare in altri paesi.



Vi sembra una barzelletta?

Bene, lasciatemi dire che questo progetto esiste già da diversi anni
e ha già contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica,
ma anche, più concretamente, a far crescere piante e alberi in zone poco fortunate del pianeta e a nutrire famiglie intere.


Tutta la vita in un piccolo seme

Proviamo a riflettere insieme.
Nel seme si racchiude la potenzialità di ciò che questo seme potrà diventare domani se viene piantato nelle giuste condizioni e trattato come si deve.
Un seme è capace di dare la vita.

Il sito di cui vi voglio parlare si chiama actionsvivres.
È in francese, ma se lo visitate troverete alcuni vieo in grado di illustrarvi il progetto.

Il progetto è semplice.

Ad esempio, io per tutto l’inverno ho conservato i semi dei mandarini.
Una volta mangiati, li ho lavati e li ho fatti seccare. Li ho messi in un barattolo in attesa di poterli mandare all’Associazione belga.

Ho fatto la stessa cosa con le verdure di stagione come ad esempio la zucca.

Raccogliete i semi, lavateli, fateli asciugare e metteteli in un barattolo per una corretta conservazione.
Scrivete cosa sono! Una zucca? Un limone? Un’arancia?

Adesso che la primavera è arrivata, avrete ancora più scelta di frutta e verdura.
Ne parleremo la settimana prossima.

Quello che vi propongo per il momento è di conservare i semini di ciò che mangiate. Non buttateli!

 

Come conservarli?

Bisogna lavare i semi sotto l’acqua fredda, lasciarli un po’ a scolare (scolapasta o colino per il tè),
poi metterli su un panno, su di un vassoio (sopratutto non su della carta se no si appiccica).
Poi girarli. Quando sono asciutti metterli in un barattolo vuoto, di vetro o di plastica,
o in una busta di carta, e scriverci sopra il nome del seme.


Quando ce n’è una quantità sufficiente, spedirli in una busta a:

ActionS VivreS
Rue des Bruyères, 15
5140 Sombreffe
Belgio


Fatelo fare a tutti.

Che ognuno di voi diventi un piccolo raccoglitore!


Due letture interessanti e UTILI sul tema:

Produrre i propri Semi

Prof. Salvatore Ceccarelli

come_produrre-i-propri-semi-libroNon siamo in mano alle multinazionali degli OGM!

Questo manuale insegna a prodursi i propri semi
e a riportare l’evoluzione delle piante alimentari dai laboratori degli scienziati ai campi dei contadini.

Vi siete mai domandati da dove arriva ciò che mangiate?
Chi ha selezionato le specie che ora sono nei nostri piatti?


A queste ed ad altre domande risponde Salvatore Ceccarelli,
professore universitario impegnato nella difesa della biodiversità, con il suo nuovo libro:
Produrre i propri Semi.

L’introduzione delle colture monoindustriali ha portato alla perdita del 75% della biodiversità in agricoltura.
Le conseguenze sono state nefaste: i contadini hanno perso il diritto di migliorare i propri semi

l’offerta di semi è concentrata nelle mani di poche, grandi corporazioni industriali
che decidono quali specie possono arrivare sulla nostra tavola e quali no.
E soprattutto se modificare geneticamente queste specie o no.

Le specie selezionate hanno poca resilienza (cioè poca flessibilità climatica e adattamento)
e questo è un grave handicap in un’epoca di cambiamenti climatici come la nostra.
Ma soprattutto il cibo che arriva sulla tua tavola ha perso sostanze nutritive e gusto, a causa dell’omologazione.

Vengono privilegiate le specie che sono più facili da coltivare,
quelle che danno una miglior resa, non quelle con il più alto contenuto di vitamine e minerali.

Produrre i propri Semi è semplice, come dimostra questo libro, scritto per permettere a contadini, orticoltori, “hobby farmere a tutti coloro che vogliono provare a coltivare da soli un po’ di verdura di ottenere il massimo dalle proprie piante e avere la certezza di ciò che seminano e, poi, raccolgono.

Anche tu puoi dare il tuo contributo!
Aderisci al miglioramento partecipativo ed evolutivo delle piante che coltivi sul balcone o nell’orto.

Guarda il libro:

Produrre i propri Semi - Libro

Produrre i propri Semi – Libro

Manuale per accrescere la biodiversità e l’autonomia nella coltivazione delle piante alimentari
€ 8

Manuale per Salvare i Semi dell'Orto e la Biodiversità - Libro

Michel e Jude Fanton

Manuale per Salvare i Semi dell’Orto e la Biodiversità – Libro

Il Filo Verde di Arianna

Voto medio su 5 recensioni: Buono

Buona raccolta e alla prossima settimana!

Ogni giorno è il Giorno della Terra

venerdì, aprile 20th, 2012

Every Day is Earth Day!

Questo è il motto con cui viene annunciato L’Earth Day , Il giorno della Terra che ogni anno si festeggia il 22 aprile.

Ho sempre dato spazio a questo importante evento al quale dal 2007 partecipa attivamente anche l’Italia.

Che obiettivo ha l’Earth Day?

Sensibilizzare la popolazione mondiale verso la tutela dell’ambiente e uno stile di vita meno consumistico e più eco-sostenibile.

Come si festeggia in Italia?

Con un grande concerto al Palapartenope di Napoli. Se siete in zona non perdetevelo!

Vedrà la partecipazione di Anggun e di altri importanti protagonisti del mondo musicale. I ricavati saranno devoluti all’African Medical and Research Foundation AMREF, per la realizzazione di pozzi d’acqua nella regione del Kajiado tra Kenya e Tanzania.

Il concerto sarà un evento a Impatto Zero® e kmZero. Saranno ridotte e compensate le emissioni di anidride carbonica attraverso la creazione e tutela di nuove piantumazioni nelle foreste.

 

E noi cosa possiamo fare?

Oltre ad adottare uno stile di vita eco sostenibile, possiamo partecipare alle iniziative a favore dell’ambiente pensate in occasione dell’Earth Day!

1. Pulizia delle aeree verdi

Gli scout dell’associazione CNGEI insieme ad Earth Day Italia inaugurano una serie di collaborazioni per la tutela delle zone verdi in Italia, in particolare l’iniziativa “Teniamo puliti i nostri parchi” che sarà realizzata tra il 22 Aprile 2012 (Earth Day) e il 21 Giugno 2012 (solstizio d’estate).

A questa iniziativa si affiancherà una campagna fotografica sullo stato di salute delle zone verdi italiane che documenterà le azioni di ripristino messe in atto.

Un primo passo verso la nascita di un Osservatorio Ambientale sulle aree verdi del Paese, basato sulla creazione di una rete di volontariato.

2. Adottiamo un animale per conservare la biodiversità.

La fondazione Bioparco di Roma ed Earth Day Italia promuovono insieme il progetto “Adotta un animale”, una campagna di raccolta fondi per garantire e migliorare le condizioni di vita delle specie animali protette che abitano il Bioparco di Roma.
In occasione dell’Earth Day, versando un contributo di 25 euro, che sarà devoluto interamente al Bioparco, chiunque potrà adottare un elefante, uno scimpanzè, ecc.

La donazione contribuirà ad aiutare il Bioparco a prendersi migliore cura di questi animali, sostenendo progetti di conservazione e salvaguardia delle specie minacciate di estinzione.


E molto semplicemente…

3. Un miliardo di gesti quotidiani!

Il tema scelto per l’edizione 2012 dell’Earth Day nel mondo è “Mobilitiamo il Pianeta – Un Miliardo di Azioni Green®”, una campagna il cui obiettivo è invitare chiunque a compiere, anche nell’ambito della propria quotidianità, tutte le azioni possibili che possano contribuire alla salvaguardia dell’ambiente.
Un invito che ad oggi ha generato già oltre 940 milioni di iniziative registrate (sul sito dell’Earth Day Network www.earthday.org) e che ha come traguardo quello di raggiungere la cifra di un miliardo di azioni verdi per il Summit Mondiale di Rio de Janeiro 2012 (RIO+20).
Ogni nostro gesto è importante!
Domenica 22 aprile facciamo qualcosa per terra, divulghiamo l’evento, insegniamo ai nostri figli il rispetto per il Pianeta… ogni giorno è quello giusto per agire!

 

Ricordiamoci

Domenica 22 Aprile 2012

Earth Day 2012

ed impegnamoci perchè ogni giorno sia il giorno della Terra!

 

Earth Overshoot Day – il giorno del superamento. La Terra non ne può più! Ha esaurito oggi le sue possibilità nei nostri confronti. Non deve morire!

sabato, agosto 21st, 2010



Il nostro Pianeta (si, ci metto la maiuscola!) ci offre se stesso. E’ la Pachamama dei Maya, la Madre Terra . Cosa significa? Che la madre da ai figli quello che possiede fino all’esaurimento delle sue risorse. I figli sono gli esseri viventi che la popolano. Per continuare a dare, deve poter rifondere le sue disponibilità. In caso contrario, scatta l’allarme rosso!!!

Ogni anno il genere umano sfrutta di più, preme e schiavizza, non rispetta, inquina, spreca senza sosta. Il risultato è l’esaurimento delle risorse a disposizione di chi vive e dipende dallo stesso pianeta. Un circolo vizioso pericoloso. Un triste primato che da una trentina d’anni il mondo moderno si è attribuito e che rischia di accelerare ancora di più, mettendo la terra in una situazione di agonia.

dal baletto del CAD di Piacenza “Volo” per l’A.R.T.

Il consumo delle risorse naturali si esaurisce, ogni anno, prima del suo termine. Il Global Footprint Network, un’organizzazione non governativa internazionale, calcola ogni anno il momento in cui l’umanità supera il limite di capacità del Pianeta, cominciando a vivere succhiando la linfa vitale dello stesso, cioè quando vive succhiando l’energia di sopravivenza del Pianeta che ci ospita.

terra sofferente nel Capo Verde, Africa

Oggi, 21 agosto 2010, è il giorno in cui il nostro impatto sul Pianeta ha superato la sua capacità di continuare a fornirci risorse.

L’Earth Overshoot Day, o in italiano “il giorno del superamento”, è stato calcolato per la prima volta nella storia nel 1987 quando, il 21 dicembre, fu raggiunto il pareggio. Da qui in poi questo infausto giorno è stato anticipato di anno in anno, arrivando al 21 novembre nel 1995, al 20 ottobre nel 2005, a settembre nel 2009 e al 21 agosto nel 2010. Di questo passo arriveremo a raggiungere e, purtroppo, a superare la metà dell’anno, con un bilancio pericolosamente in rosso.”

Il Global Footprint Network scrive: “Oggi l’umanità usa l’equivalente di 1,3 pianeti ogni anno. Ciò significa che oggi la Terra ha bisogno di un anno e quattro mesi per rigenerare quello che usiamo in un anno. Scenari alquanto ottimisti delle Nazioni Unite suggeriscono che se il presente trend della popolazione e del consumo continuasse, entro il 2050 avremo bisogno dell’equivalente di due pianeti per il nostro sostentamento. E naturalmente ne disponiamo solo di uno. Trasformare le risorse in rifiuti più velocemente di quanto questi possano essere ritrasformati in risorse ci pone in una situazione di sovrasfuttamento ambientale, di esaurimento proprio di quelle risorse dalle quali la vita umana e la biodiversità dipendono. “

Capo Verde, Africa, lava

Oltre agli sprechi, agli abusi che l’umanità perpetra ogni giorno contro il Pianeta, non possiamo passare sotto silenzio l’aumento della popolazione mondiale e quindi il molteplicare dei suoi bisogni.

Negli anni 70, Pierre Jalet diceva con ragione che non era il numero di abitanti che era troppo elevato, ma l’ingiusta ripartizione delle ricchezze. Questo ragionamento è tuttora valido. La responsabilità dei paesi industrializzati è indiscutibile nell’impoverimento delle risorse, nella dolorosa situazione di alcune popolazioni dei paesi del Tero Mondo, dell’aumento della fame del mondo, della deforestazione, ecc. ma è fondamentale riflettere sul problema che pone una crescita troppo veloce della popolazione mondiale in relazione alle situazioni critiche sollevate qui.

Cosa possiamo fare come cittadini del mondo

e chi è in grado di agire?

La risposta è: tanto e tutti noi.

Decidiamo di:

Ridurre i nostri consumi

Comperare meno

Consumere meno carne

Non sprecare l’acqua

Non buttare il cibo

Evitare ogni spreco

Non buttare i vestiti o giocattoli

Riciclare la carta e tutto quello che possiamo

Fare la raccolta differenziata

Ridurre il nostro consumo di elettricità

Usare meno la macchina,

la moto o il motorino

Cominciare a camminare di più…

e se vi vengono altre idee fatemelo sapere!

Capo Verde, Africa, l’acqua altrove sprecata qui è un bene prezioso

Voglio trascrivere un articolo pubblicato sul quotidiano francese Le Monde del 21 agosto 2010, che propone una riflessione interessante.



“A partir d’aujourd’hui, la planète vit à crédit

Comment sensibiliser le public aux enjeux environnementaux cruciaux sans passer pour l’éternel rabat-joie de service ? C’est la question que se posent quotidiennement les écologistes. L’une des solutions : simplifier la complexité des problèmes en diffusant un message de communication global et percutant.

C’est le but du “Jour du dépassement” (Earth Overshoot Day), qui tombe cette année ce samedi 21 août. Calculé tous les ans par l’ONG Global Footprint Network, il a pour but de déterminer le moment où l’humanité vit à crédit, après avoir consommé la quantité de ressources naturelles que la nature peut produire en une année.

“Il aura fallu moins de neuf mois pour épuiser le budget écologique de l’année 2010. Si vous dépensez votre budget annuel en neuf mois, vous allez probablement être extrêmement inquiet : la situation n’est pas moins grave quand il s’agit de notre budget écologique”, alerte le président de l’ONG, Mathis Wackernagel. Pour inverser la tendance, il n’y a qu’une solution, selon l’écologiste : “Arriver à ce que la population mondiale commence à décroître. Les gens pensent que ce serait terrible. Pour nous ce serait en fait un avantage économique. C’est un choix mais on n’en veut pas encore.”

En 1960, la planète consommait seulement la moitié de ses ressources. A partir de 1987 – date à laquelle a été publié le rapport Brundtland sur le développement durable – le rapport entre la consommation mondiale et la biocapacité s’est inversé et ne cesse de se réduire depuis. Les hommes consomment aujourd’hui 50 % de ressources naturelles de plus qu’il y a trente ans, avec environ 60 milliards de tonnes de matières premières par an, d’après un rapport des Amis de la Terre.

En 2009, le Jour du dépassement avait été fixé au 25 septembre, soit un mois plus tard que cette année. Mais on ne peut pour autant pas en conclure que notre consommation a à ce point augmenté en un an, a expliqué Mathis Wackernagel. “C’est juste que cette année, on a révisé toutes nos données et on s’est rendu compte que jusqu’ici, on avait surestimé la productivité des forêts et des pâturages : en clair, on avait exagéré la capacité de la Terre à se régénérer et à absorber nos excès.”

Si ce message se révèle plutôt efficace, il pose toutefois la question de la méthode de calcul pour parvenir à un jour si précis, en englobant des problèmes aussi divers que la destruction des forêts primaires, la fonte des glaciers ou le déclin de la biodiversité. La solution, selon l’ONG, réside dans la notion d’“hectare global”. Cette unité, qui sert aussi de base à la définition d’empreinte écologique, représente la biocapacité d’un hectare moyen, à savoir un hectare avec une capacité de production de ressources et d’absorption de déchets correspondant à la moyenne mondiale.

Comme elle l’explique, l’ONG utilise plus de 5 400 données de 200 pays, mises à jour chaque année et provenant d’organismes internationaux reconnus (FAO, division des statistiques de l’Onu, GIEC ou encore Agence internationale de l’énergie).

Et vous, que pensez-vous de cette façon de communiquer sur l’environnement ? Est-ce que ce genre de messages vous interpelle et vous fait réfléchir ou au contraire vous agace de par la simplification des problèmes qu’il entraîne ?”