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E’ ora di vacanze, non è vero?
venerdì, luglio 27th, 2012
Luglio ed agosto sono i mesi in cui la maggior parte degli italiani partono per le vacanze.
Sapete che potete mantenere uno stile sostenibile anche mentre vi godete il meritato riposo?
Se state per partire, ma volete mantenere uno spirito ecologico anche durante il vostro momento di relax,
Greenpeace ci fornisce di un pratico decalogo “verde”:
1. Turismo responsabile
Niente soldi ad alberghi a elevato impatto ambientale, si’ a strutture ben integrate nel contesto naturale e in grado di favorire lo sviluppo reale delle popolazioni locali;
2. Foreste
Da scoprire le ultime grandi foreste primarie del Pianeta: la foresta africana dei grandi primati, la foresta pluviale amazzonica, le foreste del Paradiso delle isole del Pacifico, le selve boreali del Nord Europa, la Foresta delle Nevi in Siberia, la Foresta del Grande Orso in Nord America, la giungla temperata del Sud America;
3. Wale-watching
Per ammirare le balene e gli altri cetacei rivolgersi ad operatori che adottano misure per non arrecare eccessivo disturbo agli animali. Giappone, Norvegia e Islanda sono i paesi che continuano a uccidere le balene;
4. Souvenir
No alle specie a rischio estinzione. Paesi africani e asiatici offrono purtroppo una vasta gamma di prodotti, cibo e medicine alternative ricavate da specie a rischio di estinzione: il corallo, gli elefanti, le tartarughe, i rinoceronti, gli orsi, le scimmie, le balene, alcuni uccelli tropicali;
5. Trasporti
Se se ne puo’ fare a meno, meglio evitare l’aereo e scegliere treno e nave. Si calcola che i voli a brevi distanze risultino, in proporzione, ancora piu’ inquinanti perche’ la maggiore quantita’ di CO2 si libera nella fase iniziale e finale del volo. L’impatto sul clima dell’aereo e’ 10 volte quello di un viaggio in treno anche per l’emissione di vapore acqueo in quota, dove rimane a lungo. Largo poi alle passeggiate a piedi o in bicicletta e se l’auto e’ indispensabile, allora viaggiare con piu’ persone;
6. Spesa di pesce
Niente pesce spada, tonno e gamberoni, ma anche pesce sottomisura illegale. Informarsi sempre su dove e in quali condizioni e’ stato pescato prima di acquistare e preferire pesce azzurro e quello locale;
7. PVC
No ai pesticidi chimici, meglio la citronella. Stop anche agli articoli da mare in PVC: nel ciclo di produzione del PVC viene emessa diossina, inoltre sostanze chimiche dannose possono essere liberate da questi prodotti anche durante il loro utilizzo;
8. No agli OGM
Niente viaggi enogastronomici in compagnia degli Ogm, se possibile scegliere negozi e ristoranti che utilizzano prodotti biologici;
9. Escursioni
Praticate l’escursionismo di basso impatto. Per un ambiente incontaminato, e’ necessario lasciare meno tracce possibili: riportare indietro tutto quanto non e’ rapidamente biodegradabile, non disturbare gli animali, non accendere il fuoco se c’e’ pericolo di incendi e assicurarsi di spegnerlo attentamente con terra o acqua prima di andare;
10. Rifiuti
Anche in vacanza continuare a fare la raccolta differenziata e se possibile attrezzarsi con una borraccia da riempire in bar o fontanelle per evitare l’acqua minerale in bottiglie di plastica.
E non dimenticate!
Voi state per partire e avrete con voi il vostro amico a 4zampe o lo avrete affidato a mani amorevoli e fidate che se ne occuperanno.
Non per tutti è così!
Aprite gli occhi!
In autogrill, ai bordi delle strade, nei campi, ecc…
Se vedete un cane abbandonato o assistete ad un abbandono, agite subito!
Chiamate il numero verde
334 41051030
Cambiamenti climatici: ecosistemi a rischio
venerdì, dicembre 23rd, 2011
Metà degli ecosistemi terrestri sono minacciati dai cambiamenti climatici.
Secondo uno studio del Jet Propulsion Laboratory della Nasa e pubblicato nei giorni scorsi dalla rivista Climatic Change, entro il 2050, oltre il 40% delle aree naturali della terra cambieranno faccia, a seguito di importanti modificazioni nel clima: ad esempio, le aree boschive diventeranno tundre o praterie e le praterie diventeranno zone desertiche.

L’attuale riscaldamento climatico nella regione artica è così intenso che per renderlo immediatamente evidente è stato aggiunto alle mappe di anomalia termica un nuovo colore, il rosa scuro
Ancora uno studio allarmante che dovrebbe farci capire quanto la situazione del nostro Pianeta sia seria. Molto spesso ho parlato di specie in via d’estinzione e di pericolo per la fauna e la flora ma, se questo studio avesse ragione al 100%, interi ecosistemi scomparirebbero ed avrebbero conseguenze disastrose.
Cos’è un ecosistema?
Un ecosistema è una porzione di biosfera delimitata naturalmente, cioè l’insieme di organismi animali e vegetali che interagiscono tra loro e con l’ambiente che li circonda. (fonte wikipedia)
Gli ecosistemi pur essendo autosufficienti (producono l’energia necessaria al loro equilibrio grazie a “cicli naturali”), non possono esser considerati e studiati come sistemi chiusi ma vanno considerati come “sistemi comunicanti” che entrano in contatto anche per alla presenza dell’uomo.
Secondo le previsioni dei ricercatori, i più colpiti da questo cambiamento saranno gli ecosistemi dell’emisfero nord della terra, meno coinvolti, ma comunque a rischio quelli dell’emisfero sud. Lo studio ha preso in considerazione le specie di piante che meglio si adattano ai cambiamenti, utilizzando dei modelli aggiornati riguardo al futuro prossimo del clima. Il risultato è che tutti gli ecosistemi vedranno cambiare almeno il 30% delle piante di cui sono composti, mentre per alcuni di essi la trasformazione radicale sarà inevitabile.
Il Natale si avvicina e se siamo ancora dubbiosi sul regalo da fare ad una persona cara o a noi stessi possiamo scegliere di sostenere il Pianeta.
Greenpeace lancia la campagna Il futuro è nelle tue mani.
Possiamo sceglier di sostenere l’attività di un’associazione che da anni si impegna per difendere il Pianeta e coloro che lo abitano.
Auguriamo Buon Natale anche al nostro Pianeta!
Auguri a tutti!
A Durban con Greenpeace
martedì, dicembre 6th, 2011Il 28 Novembre si è aperta a Durban la conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Gli incontri si susseguiranno fino al 9 dicembre.
Mi sembra importante trovare lo spazio sul mio blog per riflettere insieme su ciò che sta accadendo. Ieri la conferenza è stata caratterizzata da una presenza importante ed insolita. Dopo 30 ore di aereo ha portato la sua testimonianza Jordan Konek , un cacciatore della popolazione Inuit della città di Arviat: “Il cambiamento climatico è reale e può devastare le popolazioni artiche. La neve arriva più tardi e il ghiaccio si scioglie prima. I cacciatori cadono fra i ghiacci o rimangono intrappolati nella fanghiglia. Gli orsi polari sono così disperati per la mancanza di cibo che vanno in cerca nei bidoni della spazzatura delle città.”
Un messaggio forte che si unisce all’appello a cui do voce da sempre sul mio blog. Le azioni che l’uomo svolge si ripercuotono su tutti coloro che abitano il nostro pianeta, che siano umani o animali.
Per questo è fondamentale pensare prima di agire, riflettere ed informarsi prendendosi la responsabilità delle nostre scelte. Decidere di avere un basso impatto ambientale è uno stile di vita che dobbiamo scegliere per garantire un futuro a noi stessi e agli altri.
Non serve andare lontano per toccare con mano gli effetti che i cambiamenti climatici hanno sulla nostra quotidianità. Pensiamo alla nostra penisola che è stata devastata da pesanti alluvioni di portata mai vista: la Liguria, le 5 Terre, l’Isola d’Elba, la Sicilia, ecc.. I danni sono stati ingenti dal punto di vista economico, ambientale e soprattutto umano.
La politica non può esimersi dal considerare queste variabili.
Oggi 6 Dicembre, in concomitanza con la partenza con la partenza del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini per Durban per rappresentare l’Italia alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima, alcuni attivisti di Greenpeace hanno deciso di mettere in scena un messaggio forte. Hanno aperto davanti a Palazzo Chigi hanno un grande striscione con una foto della tragica alluvione di Genova dello scorso 4 novembre e il messaggio: ”Il clima cambia. La politica deve cambiare”.
Cosa possiamo fare?
Possiamo amplificare il messaggio continuando a chiedere al Ministro di assumere una posizione decisa per la salvaguardia del clima.
Possiamo unirci a Greenpeace scrivendo la cartolina, chiedendo di girare pagina e di fare veramente qualcosa di innovativo rispetto alla politica che finora abbiamo subito in termini di attenzione all’ambiente!
Tonno in scatola: lo mangiamo o lo salviamo?
venerdì, dicembre 2nd, 2011È comodo, pratico, veloce, buono e molto utilizzato. Si tratta del tonno in scatola. È un prodotto molto richiesto ed utilizzato in tutto il mondo.
E nella maggioranza dei casi si pesca con un metodo intensivo e indiscriminato.
Greenpeace ci chiede: quando apriamo una scatoletta di tonno siamo davvero sicuri di ciò che stiamo per mangiare?
La risposta è spesso NO!
È quanto l’associazione ambientalista afferma nel rapporto I segreti del tonno. Cosa si nasconde in una scatoletta.
Il problema che affiora, a parte la scarsa consapevolezza del consumatore, che spesso acquista senza leggere con attenzione l’etichetta, è la poca trasparenza dei marchi che inscatolano il tonno.
Avete mai provato a leggere un’etichetta e sentirvi incapaci non riuscendo a capire che tipo di tonno avete di fronte, dove viene pescato, il metodo di pesca, ecc…? Non siete soli!
Spesso, a parte gli ingredienti (tonno, olio d’oliva e sale) non troviamo altro.
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In primo luogo, sulle scatole di tonno dobbiamo aspettarci di trovare, di solito stampata sul fondo o sul coperchio della lattina, la data di scadenza e un codice alfa-numerico che identifica in modo univoco la barca del pescatore.
I dati più significativi, però, e più utili sono quelli che indicano la specie di tonno e la zona di pesca.
Ecco le specie di tonno che potete trovare indicate in etichetta:
Thunnus Thynnus o tonno rosso: vive nel Mediterraneo, ma è richiestissimo in Giappone poiché è alla base dei piatti di pesce crudo come il sushi;
Thunnus Albacares o Yellowfin Tuna: è il famoso tonno “pinne gialle” è il tipo di tonni più usato per la conservazione in scatola;
Euthynnus Pelamis o Skip-Jack: specie di tonno più piccola, dalla carne meno rosea
Le indicazioni sulla zona di pesca, introdotte dalla FAO, sono le più difficili da trovare e soprattutto da “leggere”, ma sono le più importanti, perché ci permettono di capire dove è stato pescato il pesce.
Atalntico Nord-Occidentale: FAO 21;
Atlantico Nord-Orientale: FAO 27;
Mar Baltico: FAO 27.IIId;
Atlantico Centro-Occidentale: FAO 31;
Atlantico Centro-Orientale: FAO 34;
Atlantico Sud-Occidentale: FAO 41;
Atlantico Sud-Orientale: FAO 47;
Mar Mediterraneo: FAO 37.1, 37.2 e 37.3;
Mar Nero: FAO 37.4;
Oceano Indiano: FAO 51 e 57;
Oceano Pacifico: FAO 61, 67, 71, 77, 81 e 87;
Antartico: Zone FAO 48, 58 e 88;
Mare Artico: FAO 18.
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Inesauribili fonti di vita – Due doni della natura per la nostra salute
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Può essere così complicato leggere un’etichetta?
Greenpeace stima che nella metà dei casi esaminati, non sappiamo assolutamente che specie di tonno abbiamo acquistato e solo il 7% delle scatolette indica la provenienza. Silenzio assoluto sulla tecnica di pesca utilizzata, nel 97% delle scatolette.
Quali sono i marchi meno trasparenti?
MareAperto STAR, Maruzzella, Consorcio e Nostromo. Riomare, inoltre, non specifica mai area e metodo di pesca. Il sospetto degli ambientalisti, in quest’ultimo caso è che l’azienda voglia nascondere il fatto che usa metodi di pesca sostenibili solo nel 45 per cento dei suoi prodotti. Ma non si salva neanche Mareblu, che secondo Greenpeace è impegnata nella pesca sistemi FAD (Fish Aggregating Device – sistemi di aggregazione per pesci) sul mercato inglese.
È difficile essere chiari?
No. Alcune aziende come AsdoMar, hanno iniziato a riportare il nome della specie, l’area di pesca e il metodo utilizzato.
Sappiamo tutti che la pesca del tonno, attualmente, è allo stremo, indiscriminata e molto spesso illegale, al punto da mettere a rischio l’ecosistema marino.
Basta pensare che cinque delle otto specie di tonno di interesse commerciale sono a rischio, compreso il tonno pinna gialla, il più consumato in Italia.
Senza esserne consapevoli, comprando tonno in scatola, diventiamo complici della distruzione del popolo marino.
Per questo motivo sul mio blog insisto spesso sulla necessità di tenerci informati tenendo sempre alta l’attenzione su ciò che ci succede intorno.
Abbiamo tutti la possibilità di agire responsabilmente, basta scegliere di farlo.
In Italia non esiste ancora una scatoletta di tonno che sia al 100% sostenibile.
Allora, sapendo che il tonno è sempre meno presente nei nostri mari, che c’è mancanza di trasparenza da parte delle aziende che lo mettono sul mercato e che molto spesso non sappiamo esattamente cosa stiamo mangiando, perchè non scegliamo di non consumare tonno?
Greenpeace ci fornisce 6 buoni motivi per fare questa scelta.
1) La quasi totalità della fauna ittica assorbe mercurio, ma questo è maggiormente preoccupante nel caso di pesci di grossa taglia e che hanno una lunga vita, perchè hanno più tempo per accumulare la sostanza nel proprio corpo. Il mercurio è notoriamente tossico e negli uomini questo può causare disturbi neurologici di vario genere: dalla perdita di memoria, ai danni cerebrali, ecc. Non è un allarmismo, ma disturbi quali l’affaticamento e la perdita di memoria legati al consumo di pesce sono così comuni che esiste addirittura un termine medico specifico per indicarli: si parla di “fish fog”, “annebbiamento”.
2) La pesca intensiva del tonno impoverisce anche la fauna circostante: molto spesso nelle reti incappano accidentalmente anche balene e delfini.
3) Nella maggioranza dei casi, il tonno non viene consumato nel luogo in cui viene catturato: il pescato viene congelato, venduto, trattato e poi spedito in ogni angolo del mondo. Questa lavorazione accresce a dismisura la nostra impronta ecologica ogni volta che decidiamo di consumarlo: trasporto, depauperamento della fauna marina, metodi di pesca non sostenibili, ecc.
4) In Italia la pesca del tonno rosso è diffusa soprattutto al largo di Sicilia, Sardegna, Calabria e Liguria. Buona parte del tonno consumato a livello mondiale viene però pescato molto lontano dal nostro Mediterraneo e commercializzato dall’Australia o dal Giappone (dove viene utilizzato in quantità enormi per la preparazione del sushi). L’impatto della pesca “legale” è aggravato da quella illegale che stravolge la naturale riproduzione dei tonni.
5) Rispetto agli anni ’70 la specie del tonno si è ridotta del 90% a causa della pesca intensiva e della crescente domanda da parte dei consumatori.
6) ll WWF già nel 2008 aveva avanzato la richiesta di sospendere per un periodo le autorizzazioni alla pesca del tonno rosso per evitare un collasso biologico ed economico a favore di un utilizzo sostenibile delle risorse ittiche in appoggio ai pescatori che agivano correttamente entro i limiti delle leggi.
Se qualcuno ha ancora dei dubbi, basta guardare il video di Greenpeace USA.
Vuoi dire la tua? Partecipa al sondaggio proposto da Greenpeace!

























