Posts Tagged ‘riscaldamento globale’

Foche della Groenlandia: una specie da salvare

venerdì, gennaio 6th, 2012

La Groenlandia è una zona del nostro pianeta alla quale sono particolarmente affezionata. L’ho visitata e ho viaggiato tra i suoi mari ghiacciati.


Ho fatto molti incontri interessanti che mi hanno aperto gli occhi su una cultura completamente diversa da quella occidentale, sulle problematiche, sulle dificoltà di una popolazione che vive in condizioni pressochè estreme e deve lottare per mantenersi e tutelare le proprie caratteristiche.

Lo stesso tipo di lotta è condiviso dagli animali che abitano questa terra.
Le foche della Groenlandia sono una specie a rischio di estinzione e partoriscono un solo cucciolo all’anno fra febbraio e marzo allevandolo per un mese prima che diventi adulto.

Il tipo di mortalità che stiamo osservando è drammatico. Intere classi d’età potranno scomparire dalla popolazione in questi anni con questa scarsità di ghiaccio: sostanzialmente tutti i cuccioli muoiono”, ha detto David W. Johnston, ricercatore presso la Duke University Marine Lab. “Si mette in discussione la resistenza della popolazione.”


Lo studio, pubblicato sulla rivista PLoS ONE, è il primo a dimostrare che la copertura di ghiaccio stagionale del mare in tutte e quattro le regioni di riproduzione nel Nord Atlantico sono diminuite di ben il 6 per cento per il decennio dal 1979, quando si sono cominciati a registrare i dati satellitari.

Le foche contano sul ghiaccio stabile del mare d’inverno come luogo sicuro per partorire e allattare i loro piccoli fino a quando i cuccioli possano nuotare e cacciare da soli.
Le femmine cercano più spesso gli strati di ghiaccio più antichi nelle acque sub-artiche fra febbraio e marzo, e si sono adattate allo sciolgimento dei ghiacci in primavera sviluppando un insolitamente breve periodo di nursery di soli 12 giorni.

Come tutte le specie, le foche possono adattarsi a cambiamenti climatici a breve termine, ma la nostra ricerca suggerisce che non riusciranno ad assorbire gli effetti della variabilità a breve termine combinata con gli effetti a lungo termine dei cambiamenti climatici e l’influenza degli esseri umani attraverso attività come la caccia”, ha detto Johnston.

Per valutare gli impatti cumulativi di questi fattori, i ricercatori hanno analizzato immagini satellitari del ghiaccio invernale dal 1992 al 2010 nel Golfo di San Lorenzo, una regione di allevamento importante al largo della costa orientale del Canada e le hanno confrontate con il numero di cuccioli morti.

Recenti rapporti dicono che alcune foche stanno partorendo in nuove zone di riproduzione nella Groenlandia orientale a indicare che qualche cambiamento potrebbe essere in atto, ma a migliaia tornano indietro ogni anno per l’allevamento tradizionale nel Golfo di San Lorenzo a prescindere dalle condizioni di ghiaccio.


Ancora una volta siamo davanti ad una problematica grave legata allo scioglimento dei ghiacci e al riscaldamento globale.
L’uomo continua imperterrito ad impoverire e ad inquinare la casa in cui abita senza porsi la domanda sulle conseguenze che le sue azioni provocano.
Ancora una volta vi invito a riflettere sulle azioni di ognuno di noi.
Mi auguro che il 2012 sia un anno in cui il rispetto per l’altro (essere umano o animale che sia) possa trionfare e regalare così un pò di respiro al nostro pianeta in affanno.

Buon 2012 al nostro Pianeta!

venerdì, dicembre 30th, 2011

Cari lettori,

sono stati molti gli argomenti che ho affrontato durante l’anno.
L’obiettivo che mi pongo è sensibilizzare su queste tematiche ed informare sulle soluzioni possibili.

Salvaguardia del Pianeta, tutela degli animali, specie in via d’estinzione, protezione degli eco sistemi, riscaldamento globale, inquinamento, raccolta differenziata, stile di vita eco-sostenibile, ecc.. sono gli obiettivi del blog Pachamama anche per il 2012.

Vorrei farvi gli auguri di buon anno lasciandovi con un meraviglioso video della BBC.

E’ questo il Pianeta che ci ospita, è questa la nostra casa ed è nostra responsabilità difenderla, rispettarla ed amarla!

Buon 2012 a tutti voi e alla nostra Madre Terra!

 

 

 


 

Ricorda! Animali domestici e botti di Capodanno non vanno d’accordo!

 

I cambiamenti climatici si ripercuotono sulla nostra vita

venerdì, novembre 11th, 2011

Secondo lo studio The Pace of Shifting Climate in Marine and Terrestrial Ecosystems” pubblicato recentemente da Science, gli organismi o si adattano o si spostano per seguire i cambiamenti dell’ambiente, sia nel tempo che nello spazio, per combattere i cambiamenti climatici. Lo studio, si concentra sul riscaldamento oceanico e dimostra come il cambiamento climatico stia modificando le temperature medie annuali e stagionali, sia a terra che mare.

I dati infatti evidenziano che «Le temperature primaverili e autunnali tipiche nell’acqua stanno cambiando molto più velocemente rispetto alle temperature sulla terraferma».

Ma anche sulla terraferma le cose cambiano e, negli ultimi giorni, abbiamo avuto le prove della violenza del cambiamento. Nubifragi, violenti temporali e fiumi di fango si sono abbattuti sull’Italia mettendo in ginocchio alcune zone del nostro paese.

Se ne è parlato molto e sarà così finchè lo “scoop” non avrà abbandonato i titoli dei telegiornali. E poi?

Genova alluvionata

E’ una domanda che ci facciamo spesso: cosa succede dopo? Cosa si fa concretamente dopo? Si ricostruisce, ma difficilmente si previene.

Nel frattempo i cambiamenti climatici, di cui tanto si parla, non vengono presi in considerazione come reale pericolo, ma considerati come remote possibilità ed utilizzati come giustificazioni ai disastri naturali. Eppure dobbiamo “farci i conti”…

In 10 anni oltre 650mila morti causati da circa 14mila eventi meteorologici estremi, con una perdita di oltre 2 mila miliardi di dollari. Per la comunita’ scientifica il cambiamento climatico e’ provocato per il 95% dalle attivita’ umane (uso dei combustibili fossili per la produzione di energia, per i trasporti, per il riscaldamento, deforestazione, agricoltura).

Il WWF interviene chiedendo con forza anche che l’Italia contribuisca alla battaglia mondiale per rallentare e fermare il riscaldamento globale con un vero piano di drastica riduzione delle emissioni di gas serra e di decarbonizzazione dell’economia.

Golena del Po' allagata

A Kampala, la prossima settimana l’IPCC, l’organismo intergovernativo dell’ONU che raccoglie le ricerche scientifiche sul cambiamento climatico, approvera’ lo Special Report on Managing the Risks of Extreme Events and Disasters to Advance Climate Change Adaptation. Gli scienziati che lo hanno stilato sostengono che, a livello globale, in futuro dovremmo aspettarci un aumento degli eventi di tipo monsonico perche’ l’aria calda trattiene piu’ acqua e imprime piu’ energia al sistema che regola il tempo meteorologico, cambiando le dinamiche dei temporali e delle tempeste e i luoghi che vengono colpiti. Le conseguenze dipendono anche dagli altri ”problemi’ provocati dall’uomo, come la densita’ della popolazione, lo sviluppo urbano e il dissesto idrogeologico. Dovremmo anche aspettarci episodi molto intensi di siccita’, come quella che attualmente affligge il Corno d’Africa, perche’ il Mediterraneo e’ una delle aree maggiormente a rischio.

A Kampala, la prossima settimana l’IPCC, l’organismo intergovernativo dell’ONU che raccoglie le ricerche scientifiche sul cambiamento climatico, approvera’ lo Special Report on Managing the Risks of Extreme Events and Disasters to Advance Climate Change Adaptation. Gli scienziati che lo hanno stilato sostengono che, a livello globale, in futuro dovremmo aspettarci un aumento degli eventi di tipo monsonico perche’ l’aria calda trattiene piu’ acqua e imprime piu’ energia al sistema che regola il tempo meteorologico, cambiando le dinamiche dei temporali e delle tempeste e i luoghi che vengono colpiti. Le conseguenze dipendono anche dagli altri ”problemi’ provocati dall’uomo, come la densita’ della popolazione, lo sviluppo urbano e il dissesto idrogeologico. Dovremmo anche aspettarci episodi molto intensi di siccita’, come quella che attualmente affligge il Corno d’Africa, perche’ il Mediterraneo e’ una delle aree maggiormente a rischio.

Gli allarmismi non pagano e sono un’inutile agitazione di massa, ma l’attenzione, l’informazione e la prevenzione sono i mezzi fondamentali per affrontare il nostro futuro al meglio e salvare il Pianeta dalla distruzione.

 

Acqua: diritto da salvaguardare

venerdì, aprile 29th, 2011


Il mondo ha sete: 4 miliardi di persone sono a rischio perche’ senza acqua potabile o servizi igienici, e ogni anno 5 milioni di persone muoiono direttamente o indirettamente per assenza di acqua.

Nel dettaglio, 1,6 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile; 2,6 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base; 5 milioni muoiono ogni anno per malattie legate all’acqua; 1,8 milioni di bambini muoiono ogni anno per malattie connesse alla mancanza d’acqua potabile (4.900 bambini al giorno, in 8 mesi tutti i bambini d’Italia); un bambino nato in un paese industrializzato consuma acqua da 30 a 50 volte piu’ di un bambino di un paese povero.

Il mondo combatte per l’acqua: negli ultimi 4 decenni, l’accesso all’acqua è stato all’origine di 9 conflitti armati,

ma sono stati firmati ben 141 trattati sulla gestione concertata delle risorse idriche di frontiera. (fonte onuitalia)

Dati impressionanti che fanno riflettere…


L’acqua e’ cosi’ importante per il futuro dell’umanita’ da dover essere salvaguardata e resa accessibile nel mondo secondo criteri etici oltre che economici, invece nel nostro paese di pensa di farla diventare un “bene da rivendere”.


In attesa del referendum del 12 – 13 giugno sostengo l’importanza di votare SI!

Perchè l’acqua deve rimanere un diritto.



Nel frattempo vi siete mai chiesti che acqua beviamo? 

Andiamo al supermercato ad acquistare confezioni di acqua perchè ci rifiutiamo di bere quella del rubinetto; ma…

Sappiamo cosa stiamo bevendo?

Leggiamo l'etichetta?

 
Se la risposta è no, è bene imparare a farlo! 

 

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l’Unione Europea ha stabilito degli standard per garantire la potabilità dell’acqua.

Esistono delle tabelle di riferimento che ci indicano esattamente se quello che stiamo bevendo rispetta tali normative.

Non dimentichiamo la quantità di plastica che consumiamo! L’Italia è la nazione in cui si ha il maggior consumo di acqua in bottiglia nel mondo con una media di quasi 190 litri a testa, il65% della quale è commercializzata in bottiglie di plastica: circa 9 miliardi di bottiglie che ogni anno percorrono, soprattutto su camion, migliaia di chilometri contribuendo fortemente al riscaldamento globale del Pianeta.

Come fare allora?

Ci sono altre soluzioni possibili:

1. Imparare a leggere le etichette. E’ importante per ogni prodotto che acquistiamo!

2. Se decidiamo di comprare acqua in bottiglia, dopo aver verificato l’etichetta, scegliamo bottiglie di vetro.

Certo, sono più pesanti da portare, ma il vetro è riciclabile al 100%!

3. Molti comuni mettono a disposizione gratuitamente l’acqua dell’acquedotto, che subisce regolari ed accurati controlli ogni giorno. Perchè non approfittarne?